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10/06/2019, 12:50





 Questo era il soprannome, in uso alla corte medicea nella Firenze del XVI secolo riservato a messer Bernardo Timante Buonacorsi, meglio conosciuto dai posteri come il Buontalenti, un grande genio fiorentino.



 Questo era il soprannome, in uso alla corte mediceanella Firenze del XVI secolo riservato a messer Bernardo Timante Buonacorsi,meglio conosciuto dai posteri come il Buontalenti, un grande genio fiorentino. 

Cosa possiamo dire a proposito di questo ennesimo prestigioso figlio diFiorenza sta scritto tutto nella storia della città: architetto, urbanista,scultore, pittore, ingegnere militare, scenografo, costumista, regista, inventoree manierista polivalente è stato una figura poliedrica di forte spicco dellaseconda metà del 1500 e del Rinascimento toscano in particolare.

Uomo di gustostraordinario, di sintesi fulminante ed abile capacità organizzativa fuattratto dal lusso delle stoffe, dalla varietà delle pietre dure, dallalucentezza dei metalli preziosi e dall’arte edilizia in generale. Produrresempre nuove idee e possedere ardimento e capacità per poterle realizzare fannoparte integrante di tutti coloro, pionieri del divenire, che hanno portatoavanti, la conoscenza, le scienze ed il progresso dell’umanità, qualitàparticolari in possesso dei costruttori. 

Il Buontalenti, che d’ora in avantichiameremo familiarmente col nome proprio di Bernardo, non fa eccezione evolentieri lo annoveriamo proprio come detentore di svariati talenti e diquelle peculiari caratteristiche innovative, tipiche dei Liberi Muratori.

Bernardo fu chiamato appunto maestro delle"Girandole" con preciso riferimento allo studio ed all’ esperienza conseguitanel nuovo ramo delle polveri da sparo e nell’arte pirotecnica. 

I fuochiartificiali ebbero gran voga nel periodo Rinascimentale sia nella Firenze deiMedici che nella Roma pontificia  epoiché la loro costosa e difficile esecuzione era sinonimo di forza e dipotere, ne fu fatto un uso ricorrente, inteso ad affermare la propriasuperiorità. 

Da alcune ricerche meticolose sembra addirittura che la girandolafosse stata ideata e disegnata dal grande Michelangelo e messa poi in praticadal Tribolo, dal nostro Bernardo e dal Buonmattei, chiamato appuntol’Affumicato per la dedizione totale a questa disciplina: tutti architetti,dotati di fertili cervelli e realizzatori di progetti pirotecnici edivertimenti effimeri con grande richiamo di pubblico. 

Sulla scia di questesorprendenti scoperte Cosimo I ordinò a Bernardo di costruire "alcune belle macchine in varie formesostenute in aria con molto artifizio e piene di fochi lavorati che comunementediconsi girandole". Ed in occasione di una visita di una ambasceria spagnolaordinò a Bernardo di predisporre "festinitali da far rimanere come tanti babbei gli stranieri, spagnoli per giunta". 

Questi in ossequio all’ordine del suo mecenate addobbò di ghirlande strade epiazze, per poi illuminarle con migliaia di torce e mirabolanti fuochiartificiali.  

Bernardo era solitoproporre sempre variazioni di tema e di colori durante i suoi fantasmagoricispettacoli destinati agli invitati di casa Medici. Possiamo quindi considerarlocome il vero antesignano degli attuali Fuochi di San Giovanni che ormai daqualche secolo, tradizionalmente e forse proprio derivati da questa anticaconsuetudine, illuminano ancora oggi la notte fiorentina per la festa del 24Giugno. 

Il maestro inoltre, per motivi di sicurezza aveva previsto la presenza,anche se in scala ridotta, di una "Guardia del Fuoco" per scongiurare eventualifocolai di incendio, avvenimenti abbastanza frequenti durante quellerappresentazioni pirotecniche.Si narra a proposito che durante il pranzo dinozze di Maria, la giovane nipote del Granduca, il fuoco delle girandole avesseattaccato alcuni arredi e tendaggi, ma l’incendio fu prontamente scongiuratodall’intervento di questi "pompieri rinascimentali" opportunamente reclutatidal celebre regista.

L’ avvenimento del 5 ottobre del 1600 fuprobabilmente l’apice del successo e dell’impegno raggiunto da Ser Bernardonell’allestimento e l’organizzazione di ricevimenti e rinfreschi; egli lavoròsei lunghi mesi per la realizzazione delle nozze di Maria de’ Medici con EnricoIV re di Francia, un avvenimento unico ed eccezionale per la città di Firenze. 

I cronisti dell’epoca raccontano che al regalebanchetto, oltre alle personalità istituzionali, intervennero circa un migliaiodi invitati fra messeri e madonne, che vennero fatti   accomodare a tre lunghissime tavole,apparecchiate con tovaglie finissime e prestigiose stoviglie. 

L’ambiente,allestito con gusto e sfarzo elegante in Palazzo Vecchio era ubicato nellosplendido e capace Salone dei Cinquecento rischiarato da una infinità di lumi.Ai lati una accurata coreografia campestre dava l’impressione di essere inmezzo alla natura.

Quando gli invitati furono seduti, il simulacro di un leone,posto sulla tavola centrale si aprì in due parti mostrando i gigli di Franciaper compiacere lo sposo e poi si tramutò in aquila volando via, alludendo allaneo regina che doveva trasferirsi a Parigi, lontano dalla sua Firenze: uno deitanti prodigi studiato da Bernardo per allietare la festa. 

Tra i momentisalienti si rammenta che mentre la giovane regina assaggiava le portate deidessert la sua tavola si aprì in due parti che scivolate verso i lati delsalone si elevarono facendo apparire due fontane che zampillavano alkermes eliquori vari. Infine lo spettacolo dei fuochi delle girandole nelle qualiBernardo era specialista e padrone assoluto.

A titolo di curiosità le spesedell’intero evento costarono alle casse granducali l’ingente somma di 60.000scudi.Sempre inerente l’argomento, poiché si era aglialbori nell’uso delle armi da fuoco, Bernardo ideò per l’esercito anche unaspecie di cannone per la difesa della città e sperimentò per primo, granateesplosive per uso offensivo militare. 

La "fortuna" di Bernardo aveva avuto inizio dauna tragedia che aveva colpito la sua famiglia quando era ancora adolescente acausa di una alluvione: lo smottamento e la successiva frana della Costa SanGiorgio travolse la sua casa uccidendo tutti i suoi familiari e lui, unicosopravvissuto, fu estratto dalle macerie diverse ore dopo vivo, ma impaurito edevastato dal dolore per essere rimasto orfano e privo di ogni bene. 

Quando loseppe il granduca Cosimo I che presenziava le opere di soccorso, si commosse atal punto che dette disposizioni perché il "misero fanciullo" fosse condotto aPalazzo, curato, istruito, educato e benvoluto. 

Con Francesco, primogenito diCosimo, Bernardo istaurò una profonda amicizia e una corresponsione di intenti,visto che entrambi erano interessati all’architettura ed alla sperimentazionealchemica: essi ebbero come maestri ed insegnanti di eccellenza, GiorgioVasari, Niccolò Pericoli detto il Tribolo, Michelangelo Buonarroti e BartolomeoAmmannati, penetrando ed apprendendo agevolmente tutti i segreti delle varieArti. 

Alla morte di Cosimo, Bernardo seguitò a servire il figlio Francesco I, eda questi chiamato a subentrare alla guida di quasi tutti i cantierigranducali, come primo architetto di corte. Non possiamo tralasciare inproposito la costruzione della fortezza di Santa Maria in San Giorgio delBelvedere, comunemente noto come Forte Belvedere, una esecuzione di squisitaingegneria militare ove Bernardo profuse molto del suo sapere. 

La costruzionefu ritenuta necessaria per proteggere la sede del governo di Palazzo Pitti, laparte meridionale della città e l’Oltrarno ed anche servire come rifugio ultimoal Principe e ai suoi familiari, in caso di sommosse popolari. Il luogo giàindividuato da Michelangelo, ingegnere capo durante l’assedio di Firenze, comesito di importanza strategica, fu prescelto da Barnardo, coadiuvato dall’architettoGiovanni de’Medici, fratellastro del Granduca Ferdinando I committentedell’opera. 

In luogo del classico fronte bastionato Bernardo progettò unaavveniristica forma "a tanaglia" soprattutto nel lato rivolto all’esterno conal centro un contrafforte triangolare detto la Diamantina.

La palazzinasovrastante, preesistente ed inglobata nella fortificazione, ricorda piùl’eleganza delle ville medicee che un edificio militare ma che comunque divenneil centro nevralgico del comando della fortezza, oltre ad essere un effettivo"belvedere" ad uso della corte granducale. 

Recentemente, nei suoi sotterranei è stataindividuata e portata alla luce una  vera"camera blindata" probabilmente prevista dalla eclettica mente di Bernardo perricoverare il tesoro di stato e naturalmente provvista di marchingegni antiintrusione. Infatti vi si accede da una stretta scala con gradini di legnoincernierati che potevano essere ribaltati fino a totale scomparsa. Le porte diaccesso, in caso di scasso o forzatura, erano collegate a vari archibugi chetramite un ingegnoso meccanismo sparavano sugli eventuali ladri. Inoltre alcunitrabocchetti nascondevano un pozzo dotato di affilatissime lame e per finirecome estremo rimedio la stanza, dall’alto poteva essere allagata procurando morteper affogamento di tutti i profanatori. 

Un episodio legato al Forte Belvedere, quandol’esercito rilasciò la proprietà al Comune, fu l’allora simpatica consuetudinedi sparare un colpo di cannone a salve allo scoccare esatto del mezzogiorno:usanza desueta con il proliferare dell’ora elettronica ormai alla portata ditutti. 

I vecchi fiorentini ricorderanno che il botto di mezzogiorno segnaval’ora del desinare (pranzo in dialetto fiorentino) e che familiarmente erachiamato "il cannone delle pastasciutte".  Fra lenumerose opere architettoniche che Bernardo ci ha lasciato è doveroso segnalarele ville di campagna nelle tenute medicee.La villa di Pratolino, fu la sua prima opera eduna delle più belle e variegate costruzioni con un vasto parco dove abbondavanogiochi di fontane, statue, grotte artificiali e pregiati ornamenti inlapislazzuli e pietre dure. 

Le ville agresti di Lappeggi, Coltano, Marignolle,Artimino, Cerreto Guidi, Castello, Montelupo e Poggio a Caiano rappresentanotutto il gusto e la linearità fiorentina dell’epoca in campo architettonico.Inoltre Bernardo, fu impegnato sia per i progetti che la relativa costruzionedi diverse migliorie apportate nei locali di Palazzo Vecchio e completamentodel corridoio Vasariano,  modifichefondamentali agli Uffizi con la creazione del teatro Mediceo ed altri svariatisiti di rappresentazioni, completamento di palazzo Pitti e Giardino di Bobolicon l’esclusiva grotta recante il suo nome, 

l’aggraziato palazzo di BiancaCappello in via Maggio, il Casino di San Marco e la facciata della chiesa diSanta Trinita. Progetti e disegni per facciata del Duomo e di San Lorenzo,l’ampliamento e il porticato antistante l’ospedale di Santa Maria Nuova,fortificazioni e costruzioni di mura a Pistoia, Sansepolcro, Prato,Portoferraio, Napoli, Livorno e Seravezza.Come abbiamo visto, considerate tutte le operedi Bernardo non possiamo fare a meno di ammirarne l’ingegno e la varietà intutti i campi in cui ha lavorato e primeggiato. 

Infine come ultimo episodio, enon è poco, fu il suo contributo all’arte culinaria per quanto riguarda il gelato. Il primo ideatore diquesto dolce particolare era stato l’alchimista fiorentino Ruggeri, che avevadato vita al "ghiaccio all’acquainzuccherata e profumata", invenzione rivoluzionaria che fece addiritturadecidere la regina Caterina dei Medici a portarlo con se a Parigi persbalordire la corte francese. 

Ma in effetti fu ser Bernardo a progettare erealizzare la vera e prima macchina gelatiera. Si racconta che, in occasionedella visita di ospiti spagnoli a Firenze, egli si recasse nelle cucine mediceeed addestrasse i pasticceri ad usare una "scatolaspeciale" di sua creazione, atta a produrre appunto delicati sorbetti: inquesto particolare "aggeggio" come lochiamava lui, inseriva neve, sale, limoni, zucchero, albume e latte, chelentamente agitati e girati da opportune manovelle esterne producevano laprelibata delizia. 

A memoria di questo avvenimento oggi, una nota pasticceriafiorentina propone una sua creazione esclusiva di gelato, appunto il gustoBuontalenti, come adeguato ricordo e giusto tributo di riconoscenza a questogrande concittadino rinascimentale. Assai più dell’avara e presuntuosa Firenzeche ha intitolato a questo suo valente architetto solo una piccola, secondariae sconosciuta strada, assai poco frequentata, nei pressi di Settignano


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