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02/07/2019, 01:57



Il-Castello-di-Brolio


 Circondato da vigneti di uve pregiate, imponente e allo stesso tempo misterioso si erge il Castello di Brolio, nella zona meridionale del Chianti Classico, comune di Gaiole.



  Circondato da vigneti di uve pregiate, imponentee allo stesso tempo misterioso si erge il Castello di Brolio, nella zonameridionale del Chianti Classico, comune di Gaiole.

La fortezza, che vantaun’anzianità di oltre dieci secoli occupa la sommità di un colle isolatodominante la valle del fiume Arbia.Da alcuni documenti risulta che l’edificio èesistente fino dal X secolo mentre da un atto rogato nel febbraio 1141 si rileval’acquisto del maniero da parte della nobile famiglia fiorentina dei baroniRicasoli. 

Ancora oggi i Ricasoli possiedono e amministrano la proprietà legataalla produzione e al commercio di vini eccellenti. Interessante l’etimo dellaparola "brolio" di non facile collocazione in quanto gli esperti e gli studiosidel ramo non concordano e si disperdono senza giungere a una spiegazioneconvincente. 

Pare che brolio derivi da brolo,bruolo o broglio da vocabolo longobardo a sua volta proveniente da matriceceltica, che indicava uno spazio verde recintato al cui interno erano coltivatepiante particolari e alberi da frutto, praticamente un orto. 

Altri ritengono chela parola derivi dalla abitudine veneziana di "imbrogliare" ovvero al fatto chei senatori della Serenissima, per accordarsi in anticipo sulla elezione delDoge, si riunivano in un frutteto recintato, ovvero in-brolio, facilmente poi corrotto in imbroglio, inteso comemanovra cospiratrice dal significato truffaldino. 

Attenti glottologi hannorilevato che nel XIV secolo poeti e letterati attribuivano a brolo il significato di ghirlanda,àmbito, corona, aureola, diadema, usato per ornare il capo. Altri vocabolaristiancora fanno riferimento all’ idioma francese, a quello teutonico, scandinavo oalla parlata provenzale, in perfetto disaccordo.

Il Castello di Brolio pur essendo distante daSiena solo una ventina di chilometri è sempre stato un formidabile avampostofiorentino. Da qui l’adagio popolare : "QuandoBrolio vuol broliare, tutta Siena fa tremare". Una spinanel fianco che i ghibellini senesi, invano nei secoli, hanno sempre cercatocaparbiamente e con ogni mezzo di distruggere. 

Non vi riuscirono neppure con lavittoria di Montaperti del 1260 che vide l’Arbiacolorata in rosso a causa del sangue fiorentino versato. La storia di Brolio è quindi costellata di guerre, conquiste, battaglie,riappropriazioni, scaramucce, spedizioni, resistenze, colpi di mano,occupazioni e passaggi provvisori di proprietà, visto che alla fine è sempretornato nella disponibilità dei Ricasoli . 

Spesso in parte distrutto e poi ricostruitosecondo le varie epoche e i materiali  adisposizione. Gli ultimi attacchi risalgono al luglio 1944 quando le truppetedesche si attestarono nel Castello nell’intento di prolungare la linea diarresto "Hilde". Bombardamenti aerei e colpi di artiglieria alleata produsseroalcuni danni, fortunatamente non gravi, molti riparati nel dopoguerra, alcuniancora oggi visibili. 

Dal 1993 dirige l’azienda agricola FrancescoRicasoli, XXXII barone di Brolio, artefice di una rinascita dello storicomarchio toscano, dopo un trentennio di proprietà estera.Fra i numerosi esponenti della famiglia Ricasoliil più famoso e riconosciuto storicamente è stato senza dubbio il baroneBettino (1809-1880) per la sua fermezza di carattere, un’inventiva non comune,spiccate doti politiche e determinazione nei suoi ideali, che gli hanno valsoil soprannome di "Barone di Ferro". 

Insieme al Cavour fu uno strenuosostenitore dell’unità nazionale e si adoperò tenacemente per l’annessione dellaToscana al regno di Piemonte; nel 1859 è stato tra i fondatori del giornale LaNazione e sindaco di Firenze. Eletto al Parlamento ricoprì per due volte lacarica di Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’ Italia.

 Il suonome inoltre, nel campo dell’agricoltura, è legato alla creazione del vinoChianti avendo studiato la formula ideale del prestigioso vino, ottenuta dallasapiente miscela di uve selezionate, formula rimasta in vigore fino al 1967 eche ha dato vita al successo internazionale del Chianti Classico. 

Possiamo quindi affermare che lo statistaBettino Ricasoli, oltre ad essere un abile uomo d’affari, non solo ebbe unruolo determinante nella formazione dell’unità d’Italia raggiunta nel 1861, mafu anche artefice del "risorgimento" della viticoltura nazionale grazie allatenuta e ai vigneti di Brolio. 

I contadini delle sue terre lo temevano e nonosavano guardarlo negli occhi o rivolgergli semplicemente la parola. Non state a salutarmi perché a salutare siperde tempo era solito affermare il Barone nelle sue visite improvvise aivigneti e si vociferava che contasse le pesche e i grappoli d’uva per esserecerto di non venire derubato. 

Tuttavia nonostante il suo duro carattere ilRicasoli era un punto di riferimento per tutti i suoi collaboratori e la suamorte lasciò sgomento e sconcerto. 

E’ qui che si inserisce una parentesi horror legata a questo singolarepersonaggio: la leggenda del fantasma del Barone di Ferro che, da qualchesecolo, pare infestare mura e dintorni del Castello di Brolio! Quasi come sel’antico e austero proprietario non volesse definitivamente andarsene dalle sueterre e da questo mondo, con la tenace caparbietà che lo contraddistingueva. 

Sono avvenimenti inquietanti e a dir pocostraordinari, che hanno dato esca alla leggenda, circondando la sua morteimprovvisa, dovuta a crisi cardiaca avvenuta al castello il 23 ottobre 1880,mentre nel suo studio stava leggendo un libro.La salma del barone esposta nella cripta dellacappella di famiglia non fu tumulata subito ma si dovettero attendere più di  trenta giorni per ottenere l’autorizzazione aprocedere da parte del Prefetto di Siena. 

Durante la cerimonia delle esequie, folate divento improvvise destarono sconcerto fra i presenti mentre numerose finestredel castello si aprivano e si richiudevano come mosse da entità invisibili. Iquattro necrofori incaricati di sollevare la bara non vi riuscirono più volteperché divenuta all’improvviso troppo pesante come se contenesse delle pietre. 

Fu necessario far intervenire il prete che,borbottando appositi scongiuri in latino che nessuno poteva capire, resepossibile il trasporto del feretro ritornato leggero all’improvviso come se noncontenesse più neppure il cadavere. Da qui la convinzione che Bettino Ricasolifosse dannato e così iniziarono una serie di avvistamenti che hanno reso famosoquesto spettro in tutta Italia. 

Appariva sempre la notte, nei pressi del suomaniero, vestito rigorosamente di nero, in sella al suo cavallo bianco seguitospesso da una muta di cani ululanti. Entrava nelle cucine per rompere piatti,bicchieri e stoviglie, per profanare il suo letto che lasciava scomposto tuttele volte e infine terrorizzava i suoi contadini presentandosi loro con ghignodiabolico. 

Nel 1965 è stato il giornalista Renato Polese a stigmatizzaremediaticamente il fantasma del Barone dalle colonne del settimanale La Domenicadel Corriere. Il cronista racconta la sua esperienza vissuta al Castello diBrolio un’intera nottata durante la quale, naturalmente dopo la mezzanotte, haincontrato e parlato con l’ectoplasma di Bettino. 

Lo spirito del Barone sopravvive ancora oggianche se, dati i moderni impianti di illuminazione lo rendono meno visibile. Igiovani della zona per dimostrare il loro coraggio lo vanno cercando con lasegreta speranza di incontrarlo, mentre qualche vecchio, contadino gli sirivolge confidenzialmente per un consiglio sulla vendemmia imminente o il suo pareresul vino prodotto.

Al di là dell’apparizione poco probabile delfantasma che tuttavia potrebbe turbare l’escursione al Castello di Brolio, èconsigliabile una sosta nei bellissimi giardini all’italiana e alle vigne chelo circondano e una visita al museo Ricasoli al suo interno, nella meravigliosacornice ambientale di una natura prodiga dibellezza e fascino secolari tipici componentidel paesaggio toscano.  
10/06/2019, 12:50





 Questo era il soprannome, in uso alla corte medicea nella Firenze del XVI secolo riservato a messer Bernardo Timante Buonacorsi, meglio conosciuto dai posteri come il Buontalenti, un grande genio fiorentino.



 Questo era il soprannome, in uso alla corte mediceanella Firenze del XVI secolo riservato a messer Bernardo Timante Buonacorsi,meglio conosciuto dai posteri come il Buontalenti, un grande genio fiorentino. 

Cosa possiamo dire a proposito di questo ennesimo prestigioso figlio diFiorenza sta scritto tutto nella storia della città: architetto, urbanista,scultore, pittore, ingegnere militare, scenografo, costumista, regista, inventoree manierista polivalente è stato una figura poliedrica di forte spicco dellaseconda metà del 1500 e del Rinascimento toscano in particolare.

Uomo di gustostraordinario, di sintesi fulminante ed abile capacità organizzativa fuattratto dal lusso delle stoffe, dalla varietà delle pietre dure, dallalucentezza dei metalli preziosi e dall’arte edilizia in generale. Produrresempre nuove idee e possedere ardimento e capacità per poterle realizzare fannoparte integrante di tutti coloro, pionieri del divenire, che hanno portatoavanti, la conoscenza, le scienze ed il progresso dell’umanità, qualitàparticolari in possesso dei costruttori. 

Il Buontalenti, che d’ora in avantichiameremo familiarmente col nome proprio di Bernardo, non fa eccezione evolentieri lo annoveriamo proprio come detentore di svariati talenti e diquelle peculiari caratteristiche innovative, tipiche dei Liberi Muratori.

Bernardo fu chiamato appunto maestro delle"Girandole" con preciso riferimento allo studio ed all’ esperienza conseguitanel nuovo ramo delle polveri da sparo e nell’arte pirotecnica. 

I fuochiartificiali ebbero gran voga nel periodo Rinascimentale sia nella Firenze deiMedici che nella Roma pontificia  epoiché la loro costosa e difficile esecuzione era sinonimo di forza e dipotere, ne fu fatto un uso ricorrente, inteso ad affermare la propriasuperiorità. 

Da alcune ricerche meticolose sembra addirittura che la girandolafosse stata ideata e disegnata dal grande Michelangelo e messa poi in praticadal Tribolo, dal nostro Bernardo e dal Buonmattei, chiamato appuntol’Affumicato per la dedizione totale a questa disciplina: tutti architetti,dotati di fertili cervelli e realizzatori di progetti pirotecnici edivertimenti effimeri con grande richiamo di pubblico. 

Sulla scia di questesorprendenti scoperte Cosimo I ordinò a Bernardo di costruire "alcune belle macchine in varie formesostenute in aria con molto artifizio e piene di fochi lavorati che comunementediconsi girandole". Ed in occasione di una visita di una ambasceria spagnolaordinò a Bernardo di predisporre "festinitali da far rimanere come tanti babbei gli stranieri, spagnoli per giunta". 

Questi in ossequio all’ordine del suo mecenate addobbò di ghirlande strade epiazze, per poi illuminarle con migliaia di torce e mirabolanti fuochiartificiali.  

Bernardo era solitoproporre sempre variazioni di tema e di colori durante i suoi fantasmagoricispettacoli destinati agli invitati di casa Medici. Possiamo quindi considerarlocome il vero antesignano degli attuali Fuochi di San Giovanni che ormai daqualche secolo, tradizionalmente e forse proprio derivati da questa anticaconsuetudine, illuminano ancora oggi la notte fiorentina per la festa del 24Giugno. 

Il maestro inoltre, per motivi di sicurezza aveva previsto la presenza,anche se in scala ridotta, di una "Guardia del Fuoco" per scongiurare eventualifocolai di incendio, avvenimenti abbastanza frequenti durante quellerappresentazioni pirotecniche.Si narra a proposito che durante il pranzo dinozze di Maria, la giovane nipote del Granduca, il fuoco delle girandole avesseattaccato alcuni arredi e tendaggi, ma l’incendio fu prontamente scongiuratodall’intervento di questi "pompieri rinascimentali" opportunamente reclutatidal celebre regista.

L’ avvenimento del 5 ottobre del 1600 fuprobabilmente l’apice del successo e dell’impegno raggiunto da Ser Bernardonell’allestimento e l’organizzazione di ricevimenti e rinfreschi; egli lavoròsei lunghi mesi per la realizzazione delle nozze di Maria de’ Medici con EnricoIV re di Francia, un avvenimento unico ed eccezionale per la città di Firenze. 

I cronisti dell’epoca raccontano che al regalebanchetto, oltre alle personalità istituzionali, intervennero circa un migliaiodi invitati fra messeri e madonne, che vennero fatti   accomodare a tre lunghissime tavole,apparecchiate con tovaglie finissime e prestigiose stoviglie. 

L’ambiente,allestito con gusto e sfarzo elegante in Palazzo Vecchio era ubicato nellosplendido e capace Salone dei Cinquecento rischiarato da una infinità di lumi.Ai lati una accurata coreografia campestre dava l’impressione di essere inmezzo alla natura.

Quando gli invitati furono seduti, il simulacro di un leone,posto sulla tavola centrale si aprì in due parti mostrando i gigli di Franciaper compiacere lo sposo e poi si tramutò in aquila volando via, alludendo allaneo regina che doveva trasferirsi a Parigi, lontano dalla sua Firenze: uno deitanti prodigi studiato da Bernardo per allietare la festa. 

Tra i momentisalienti si rammenta che mentre la giovane regina assaggiava le portate deidessert la sua tavola si aprì in due parti che scivolate verso i lati delsalone si elevarono facendo apparire due fontane che zampillavano alkermes eliquori vari. Infine lo spettacolo dei fuochi delle girandole nelle qualiBernardo era specialista e padrone assoluto.

A titolo di curiosità le spesedell’intero evento costarono alle casse granducali l’ingente somma di 60.000scudi.Sempre inerente l’argomento, poiché si era aglialbori nell’uso delle armi da fuoco, Bernardo ideò per l’esercito anche unaspecie di cannone per la difesa della città e sperimentò per primo, granateesplosive per uso offensivo militare. 

La "fortuna" di Bernardo aveva avuto inizio dauna tragedia che aveva colpito la sua famiglia quando era ancora adolescente acausa di una alluvione: lo smottamento e la successiva frana della Costa SanGiorgio travolse la sua casa uccidendo tutti i suoi familiari e lui, unicosopravvissuto, fu estratto dalle macerie diverse ore dopo vivo, ma impaurito edevastato dal dolore per essere rimasto orfano e privo di ogni bene. 

Quando loseppe il granduca Cosimo I che presenziava le opere di soccorso, si commosse atal punto che dette disposizioni perché il "misero fanciullo" fosse condotto aPalazzo, curato, istruito, educato e benvoluto. 

Con Francesco, primogenito diCosimo, Bernardo istaurò una profonda amicizia e una corresponsione di intenti,visto che entrambi erano interessati all’architettura ed alla sperimentazionealchemica: essi ebbero come maestri ed insegnanti di eccellenza, GiorgioVasari, Niccolò Pericoli detto il Tribolo, Michelangelo Buonarroti e BartolomeoAmmannati, penetrando ed apprendendo agevolmente tutti i segreti delle varieArti. 

Alla morte di Cosimo, Bernardo seguitò a servire il figlio Francesco I, eda questi chiamato a subentrare alla guida di quasi tutti i cantierigranducali, come primo architetto di corte. Non possiamo tralasciare inproposito la costruzione della fortezza di Santa Maria in San Giorgio delBelvedere, comunemente noto come Forte Belvedere, una esecuzione di squisitaingegneria militare ove Bernardo profuse molto del suo sapere. 

La costruzionefu ritenuta necessaria per proteggere la sede del governo di Palazzo Pitti, laparte meridionale della città e l’Oltrarno ed anche servire come rifugio ultimoal Principe e ai suoi familiari, in caso di sommosse popolari. Il luogo giàindividuato da Michelangelo, ingegnere capo durante l’assedio di Firenze, comesito di importanza strategica, fu prescelto da Barnardo, coadiuvato dall’architettoGiovanni de’Medici, fratellastro del Granduca Ferdinando I committentedell’opera. 

In luogo del classico fronte bastionato Bernardo progettò unaavveniristica forma "a tanaglia" soprattutto nel lato rivolto all’esterno conal centro un contrafforte triangolare detto la Diamantina.

La palazzinasovrastante, preesistente ed inglobata nella fortificazione, ricorda piùl’eleganza delle ville medicee che un edificio militare ma che comunque divenneil centro nevralgico del comando della fortezza, oltre ad essere un effettivo"belvedere" ad uso della corte granducale. 

Recentemente, nei suoi sotterranei è stataindividuata e portata alla luce una  vera"camera blindata" probabilmente prevista dalla eclettica mente di Bernardo perricoverare il tesoro di stato e naturalmente provvista di marchingegni antiintrusione. Infatti vi si accede da una stretta scala con gradini di legnoincernierati che potevano essere ribaltati fino a totale scomparsa. Le porte diaccesso, in caso di scasso o forzatura, erano collegate a vari archibugi chetramite un ingegnoso meccanismo sparavano sugli eventuali ladri. Inoltre alcunitrabocchetti nascondevano un pozzo dotato di affilatissime lame e per finirecome estremo rimedio la stanza, dall’alto poteva essere allagata procurando morteper affogamento di tutti i profanatori. 

Un episodio legato al Forte Belvedere, quandol’esercito rilasciò la proprietà al Comune, fu l’allora simpatica consuetudinedi sparare un colpo di cannone a salve allo scoccare esatto del mezzogiorno:usanza desueta con il proliferare dell’ora elettronica ormai alla portata ditutti. 

I vecchi fiorentini ricorderanno che il botto di mezzogiorno segnaval’ora del desinare (pranzo in dialetto fiorentino) e che familiarmente erachiamato "il cannone delle pastasciutte".  Fra lenumerose opere architettoniche che Bernardo ci ha lasciato è doveroso segnalarele ville di campagna nelle tenute medicee.La villa di Pratolino, fu la sua prima opera eduna delle più belle e variegate costruzioni con un vasto parco dove abbondavanogiochi di fontane, statue, grotte artificiali e pregiati ornamenti inlapislazzuli e pietre dure. 

Le ville agresti di Lappeggi, Coltano, Marignolle,Artimino, Cerreto Guidi, Castello, Montelupo e Poggio a Caiano rappresentanotutto il gusto e la linearità fiorentina dell’epoca in campo architettonico.Inoltre Bernardo, fu impegnato sia per i progetti che la relativa costruzionedi diverse migliorie apportate nei locali di Palazzo Vecchio e completamentodel corridoio Vasariano,  modifichefondamentali agli Uffizi con la creazione del teatro Mediceo ed altri svariatisiti di rappresentazioni, completamento di palazzo Pitti e Giardino di Bobolicon l’esclusiva grotta recante il suo nome, 

l’aggraziato palazzo di BiancaCappello in via Maggio, il Casino di San Marco e la facciata della chiesa diSanta Trinita. Progetti e disegni per facciata del Duomo e di San Lorenzo,l’ampliamento e il porticato antistante l’ospedale di Santa Maria Nuova,fortificazioni e costruzioni di mura a Pistoia, Sansepolcro, Prato,Portoferraio, Napoli, Livorno e Seravezza.Come abbiamo visto, considerate tutte le operedi Bernardo non possiamo fare a meno di ammirarne l’ingegno e la varietà intutti i campi in cui ha lavorato e primeggiato. 

Infine come ultimo episodio, enon è poco, fu il suo contributo all’arte culinaria per quanto riguarda il gelato. Il primo ideatore diquesto dolce particolare era stato l’alchimista fiorentino Ruggeri, che avevadato vita al "ghiaccio all’acquainzuccherata e profumata", invenzione rivoluzionaria che fece addiritturadecidere la regina Caterina dei Medici a portarlo con se a Parigi persbalordire la corte francese. 

Ma in effetti fu ser Bernardo a progettare erealizzare la vera e prima macchina gelatiera. Si racconta che, in occasionedella visita di ospiti spagnoli a Firenze, egli si recasse nelle cucine mediceeed addestrasse i pasticceri ad usare una "scatolaspeciale" di sua creazione, atta a produrre appunto delicati sorbetti: inquesto particolare "aggeggio" come lochiamava lui, inseriva neve, sale, limoni, zucchero, albume e latte, chelentamente agitati e girati da opportune manovelle esterne producevano laprelibata delizia. 

A memoria di questo avvenimento oggi, una nota pasticceriafiorentina propone una sua creazione esclusiva di gelato, appunto il gustoBuontalenti, come adeguato ricordo e giusto tributo di riconoscenza a questogrande concittadino rinascimentale. Assai più dell’avara e presuntuosa Firenzeche ha intitolato a questo suo valente architetto solo una piccola, secondariae sconosciuta strada, assai poco frequentata, nei pressi di Settignano
10/05/2019, 12:01



Le-Palle-dei-Madici


 Camminando per le strade fiorentine è possibile imbattersi nello stemma dei Medici riconoscibile dalle sei palle tradizionali.......



 Camminando per le strade fiorentine è possibileimbattersi nello stemma dei Medici riconoscibile dalle sei palletradizionali.  Blasone che veniva affissoo scolpito su facciate, palazzi, volte, architravi, chiese o altri importantiedifici ad attestare la proprietà di quella Signoria che per ben tre secoli,nel bene e nel male ha governato Firenze.

"Palle, palle!"  gridavano i popolani nel 1478, sconvolti efuribondi per l’empio omicidio perpetrato in Santa Maria del Fiore, mentre silanciavano all’inseguimento di Jacopo dei Pazzi e degli altri congiurati per lestrade della città. Le grida sovrastavano quelle dei cospiratori libertà, libertà, così che ne uscivarafforzata la stima e la fedeltà verso Lorenzo, miracolosamente scampato agliassassini.

Anni prima ai Piagnoni, i seguaci di fra’ Savonarola e fautori dellarestaurazione della repubblica, si erano tenacemente opposti i Palleschi, partigiani della famigliaMedici. Un’altra delle tante divisioni che serpeggiavano in città fino daitempi di Guelfi e Ghibellini, peraltro mai sopite. 

Palle o santi? Erala formula opzionale che veniva proposta prima del lancio della crazia, lamoneta d’argento, che valeva cinque quattrini e che era stata coniata pervolere del Duca Cosimo. Su una faccia riportava lo stemma dei Medici con  sei palle in cinta (in araldica significagiro, giro, come un muro di cinta) e sul retro l’immagine di San Giovanni,storico patrono della città. La domanda anticipava di qualche secolo il piùrecente Testa o Croce di sabaudiamemoria, che si riferiva alla moneta da 10 lire del 1880, formula adoprataancora oggi.

Ma a Firenze, pertradizione secolare rimane sempre Palle o Santi? Memori di quel popolano che adogni lancio della moneta cosa mai avrebbe dovuto scegliere per violentare ildestino: le Palle dei Medici oppure i Santi del paradiso? A questo punto vienespontaneo interrogarsi sull’origine enigmatica delle palle medicee che spessoappaiono, storicamente e visivamente a chi è studioso delle vicende fiorentine.i e che era stata coniata pervolere del Duca Cosimo. Su una faccia riportava lo stemma dei Medici con  sei palle in cinta (in araldica significagiro, giro, come un muro di cinta) e sul retro l’immagine di San Giovanni,storico patrono della città. La domanda anticipava di qualche secolo il piùrecente Testa o Croce di sabaudiamemoria, che si riferiva alla moneta da 10 lire del 1880, formula adoperataancora oggi.

Innanzi tutto non si tratta di palle comevolgarmente vennero subito chiamate, ma di bisanti, il termine corretto che siusa in araldica per indicare le monete auree. Sono cinque smaltati di colorerosso e uno più grosso di colore azzurro con dentro disegnati tre gigli diFrancia, tutti in campo d’oro. i Santi del paradiso? A questo punto vienespontaneo interrogarsi sull’origine enigmatica delle palle medicee che spessoappaiono, storicamente e visivamente a chi è studioso delle vicende fiorentine. 

Innanzi tutto non si tratta di palle comevolgarmente vennero subito chiamate, ma di bisanti, il termine corretto che siusa in araldica per indicare le monete auree. Sono cinque smaltati di colorerosso e uno più grosso di colore azzurro con dentro disegnati tre gigli diFrancia, tutti in campo d’oro. 

 Questa onorificenza venne concessa a casa Medicinel 1465 da Re Luigi XI.
Nel corso del tempo il numero dei bisanti ècambiato più volte, si incominciò con undici tondelli poi ridotti a nove daGiovanni di Bicci, divennero poi otto per volere di Cosimo il Vecchio, poisette e infine si stabilizzò nel definitivo numero sei, per ordine di Lorenzoil Magnifico.Le origini di tale stemma gentilizio sono dubbie e leipotesi si accavallano senza una precisa definizione, lasciando un po’ avvoltanel mistero la genesi di queste sfere. 

Secondo un’antica leggendalo stemma si deve al cavaliere Averardo de’ Medici  arrivato in Toscana al seguito di CarloMagno. Suo fu il merito di avere ucciso un gigante che terrorizzava il Mugelloil quale, prima di essere sconfitto, con la sua mazza ferrata avrebbe intaccatoben undici volte lo scudo dorato di Averardo. Secondo altre ipotesi, le pallerappresenterebbero pillole medicinali con riferimento al cognome dellafamiglia, derivato da un antico capostipite esercitante la professione medica.Le pasticche preparate dagli speziali infatti erano di sapore amaro esgradevole e si provvedeva a rivestirle con una guaina zuccherina di colorerosso, (praticamente veniva addolcita la pillola)il che spiegherebbe il loro colore. 

Addirittura, sempre secondoi sostenitori di queste tesi farmaceutiche, peraltro poco credibili, le pallesi rifarebbero all’uso di coppette con le quali i cerusici effettuavanoprelievi di sangue ai loro pazienti. Altri ancora, per nobilitare le originidei principi asserivano che le sfere rappresentavano i mitici pomi raccolti nelgiardino delle Esperidi da Perseo, da cui si voleva che i Medici discendesserodirettamente. 

Alcune tesi sostenevano invece che fossero arancerubizze, simboli allusivi ai consolidati e redditizi commerci della famigliacon il lontano oriente. Tuttavia queste interpretazioni sembrano diceriefantasiose con l’intento più di offendere che di essere vicine a una possibileverità. Infatti, sono ritenute invenzioni francesi fatte ad arte per screditarela Regina Caterina dei Medici per le sue modeste origini. Probabilmente dettateanche dall’invidia nei confronti delle indiscusse capacità innovative dellaregina riguardo a stile, buon senso, educazione e governo, qualità che ellaprofuse copiosamente durante il suo lungo regno. 

Da tener presente che per antica convenzionearaldica è consuetudine che le palle degli stemmi indicherebbero il numero deinemici uccisi in combattimento. La spiegazione più logica infine sembra esserequella che si richiama allo stemma dell’Arte del Cambio, che mostra bisantid’oro in pieno campo rosso. Arte alla quale i Medici si erano iscritti appenapervenuti a Firenze per poter esercitare l’attività, altamente lucrativa dibanchieri. L’inversione dei colori e la riduzione del numero dei bisantipotrebbe seriamente essere considerata fonte dello stemma stesso. 

Qualunque possa essere l’origine delle palle deiMedici resta il fatto incontrovertibileche simbolicamente rappresentano...un vero attributo degno di questa famiglia cheha reso grande Firenze e che ancora oggi ci fa mormorare sottovoce... che palle ragazzi!  


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